Parigi ha messo in scena l’alta moda: collezioni per dame di classe. Gli abiti couture non conoscono crisi. L’aumentato divario tra le fasce più ricche e quelle piu’ povere, che l’Ocse, segnala con preoccupazione, giova invece tantissimo alle case di alta moda parigina. Detto così suona politicamente scorretto, ma la concretezza dei fatturati parla chiaro: più 80 per cento per Valentino, più 50 per cento per Armani Privè,grandi balzi per Ginenchy. Per non parlare di Chanel, le cui vendite couture pare, tracciano da due anni solo curve ascendenti. A questo si aggiunge la ricchezza dell’ultimo calendario dei defilè dell’alta moda parigina, quello di gennaio 2012 per la primavera-estate, che ha visto tra gli altri il ritorno di Versace Atelier e l’esordio Giambattista Valli. Lo stilista produce abiti couture da sempre, si autoproduce e puo’ affermare con orgoglio che la sua boutique è stata pagata dalla vendite dell’alta moda. Forse in questo momento di crisi non tutti amano parlare di acquisti come questi ma dobbiamo pensare ad un investimento, alla stessa stregua di un gioiello importante oppure un orologio griffato.
Per lenire gli animi dei paladini della morigeratezza in tempi di crisi, vale la pensa ricordare che la haute couture è la sola voce che produce abiti esclusivamente made in France e Made in Italy. Qui manufatti cinesi ed indiani non solo sono banditi ma sono vietati per legge, secondo il ferreo regolamento del 1945 della Federation francaise des couturiers e des createurs de mode. Tanto che gli atelier, con i loro artigiani, maestanze e mestieri d’arte, sono protetti come si tutelano i beni artistici. E’ una storica fissazione di Valentino Garavani ereditata anche da Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccoli, attuali creativi della maison, che hanno annunciato l’apertura di un secondo atelier a Roma per formare nuovi sarti, ricamatrici e future premiere, magari capaci di inediti preziosi virtuosimi!

Abbiamo visto sfilare Prada ed in passerella uomini comuni, divi, attori come Gary Oldman, Andrien Brody e Tim Roth. Ma per Miuccia Prada sono tutti uguali. Ovvero: uomini di potere. ” A sua Maestà” il cappotto doppiopetto o la versione trnch coat decorato con i pupazzi di Enrico Baj fanno la riverenza. L’aspetto serio e di portamento fiero accompagnano il personaggio. Dandy, eleganti, molto understatement. Insomma, uomini da fine del mondo. Rispolverano il montgomery, infilano il cardigan di lano sopra il blazer e, quando piove, aprono l’ombrello oppure si mimetizzano dentro tute ben imbottite. Sulle passerelle per il prossimo Autunno-Inverno 2012, abbiamo visto loro.